Curva dei rendimenti: implicazioni per il credito

Curva dei rendimenti: implicazioni per il credito

In un contesto di incertezza economica globale, alimentato da conflitti geopolitici e dalle imminenti decisioni delle banche centrali, è essenziale comprendere i segnali del mercato obbligazionario per orientare le scelte d’investimento. Uno degli indicatori più rilevanti di potenziali recessioni è l’inclinazione della curva dei rendimenti, misurata dalla differenza tra il rendimento dei Treasury a 10 e 2 anni. Normalmente, la curva ha una pendenza positiva, poiché gli investitori richiedono rendimenti maggiori per impegni a lungo termine. Tuttavia, storicamente, la curva si è invertita prima di crisi economiche, anticipando spesso turbolenze nei mercati. L’inversione si verifica quando l’economia rallenta, l’inflazione scende e la disoccupazione aumenta, spingendo i mercati a prevedere tagli dei tassi da parte della Fed. In queste fasi di maggiore incertezza, si osserva il cosiddetto “bull steepening“: i rendimenti a breve termine scendono più rapidamente di quelli a lungo termine, riflettendo le aspettative di una politica monetaria più accomodante. Questo fenomeno influisce sugli spread creditizi, poiché gli investitori cercano rifugio in asset di qualità superiore, favorendo titoli investment grade rispetto agli high yield più rischiosi. Di conseguenza, gli spread tra queste due categorie si allargano, con i rendimenti degli investment grade che calano per via della maggiore domanda, mentre gli high yield devono offrire rendimenti più elevati per compensare il rischio percepito.

Come mostra il grafico, i periodi di inversione della curva sono spesso seguiti da un forte aumento degli spread di credito. Tuttavia, non è l’inversione a innescare questo movimento, bensì il successivo ripido re-steepening. Un esempio chiave è la crisi del 2008: la curva si invertì nel 2005, ma gli spread esplosero solo nel 2007, quando la curva tornò a salire. A quel punto, gli spread esplosero da un minimo di 240 punti base a un massimo allarmante di 1.830 punti base. Attualmente, la curva dei rendimenti è rimasta invertita per oltre due anni e ha recentemente registrato un re-steepening impressionante di 124 punti base.  Gli spread di credito, tuttavia, sono rimasti relativamente contenuti e si mantengono al di sotto della media storica. Anche se non c’è certezza che la storia si ripeterà e che gli spread raggiungeranno nuovi massimi, è improbabile che rimangano a livelli così compressi, soprattutto considerando le incertezze legate alle imminenti elezioni statunitensi e ai conflitti in corso in Ucraina e in Medio Oriente. In questo contesto, è consigliabile privilegiare titoli di qualità, come gli investment grade, per ridurre il rischio di credito.

Fonti: NS Partners, Bloomberg

Di seguito l’ultima nota settimanale del nostro ufficio di Milano.

Nota settimanale 11.10

  1. Panoramica mercati
  2. Curva dei rendimenti: implicazioni per il credito
  3. Cina: il bazooka spara a salve?

 

 

 

 

Disclaimer

Le performance passate non sono in nessun caso indicative per i futuri risultati. Le opinioni, le strategie ed i prodotti finanziari descritti in questo documento possono non essere idonei per tutti gli investitori. I giudizi espressi sono valutazioni correnti relative solamente alla data che appare sul documento. Questo documento non costituisce in alcun modo una offerta o una sollecitazione all’investimento in nessuna giurisdizione in cui tale offerta e/o sollecitazione non sia autorizzata né per nessun individuo per cui sarebbe ritenuta illegale. Qualsiasi riferimento contenuto in questo documento a prodotti finanziari e/o emittenti è puramente a fini illustrativi, ed in nessun caso deve essere interpretato come una raccomandazione di acquisto o vendita di tali prodotti. I riferimenti a fondi di investimento contenuti nel presente documento sono relativi a fondi che possono non essere stati autorizzati dalla Finma e perciò possono non essere distribuibili in o dalla svizzera, ad eccezione di alcune precise categorie di investitori qualificati. Alcune delle entità facenti parte del gruppo NS Partners o i suoi clienti possono detenere una posizione negli strumenti finanziari o con gli emittenti discussi nel presente documento, o ancora agire come advisor per qualsiasi degli emittenti stessi. I riferimenti a mercati, indici, benchmark, cosi come a qualsiasi altra misura relativa alla performance di mercato su uno specifico periodo di riferimento, sono forniti esclusivamente a titolo informativo.  Il contenuto di questo documento è diretto ai soli investitori professionali come definiti ai sensi della direttiva Mifid, quali banche, imprese di investimento, altri istituti finanziari autorizzati o regolamentati, imprese di assicurazione, organismi di investimento collettivo e società di gestione di tali fondi, i negoziatori per conto proprio di merci e strumenti derivati su merci, soggetti che svolgono esclusivamente la negoziazione per conto proprio su mercati di strumenti finanziari e che aderiscono indirettamente al servizio di liquidazione, nonché al sistema di compensazione e garanzia; altri investitori istituzionali, agenti di cambio e non è da intendersi per l’uso di investitori al dettaglio. Accettando questi termini e condizioni, l’utilizzatore conferma e comprende che sta agendo come investitore professionale o suo rappresentante e non come investitore al dettaglio. Informazioni aggiuntive disponibili su richiesta

© NS Partners Group

Il settore automotive gira a folle

Il settore automotive gira a folle

Nell’ultimo periodo, i titoli azionari legati al settore automobilistico hanno mostrato una certa volatilità, a causa delle crescenti difficolta del comparto. Il settore in Germania aveva mostrato una ripresa in Settembre, ma è stato un risultato estemporaneo. È probabilmente prematuro considerare risolta la crisi in corso: infatti, se ci soffermiamo alle aziende europee, notiamo come queste siano afflitte dalle medesime difficoltà.  Parliamo di una domanda indebolita, costi di produzione elevati (anche legati ai maggiori costi delle materie prime), le sfide legate alla transizione verso i veicoli elettrici ed una preoccupante competizione che arriva da Cina e Corea. Questo netto rallentamento è riscontrabile nell’andamento dei principali titoli europei del comparto, come Volkswagen, Stellantis, che subiscono una perdita double digit da inizio anno.

Grafico: confronto performance da inizio anno di Stellantis, Toyota e Volkswagen, Bloomberg L.P.

Un’economia europea in rallentamento ed un contesto economico più competitivo, ha spinto le case automobilistiche a rivedere le loro previsioni per il 2024. Stellantis, ad esempio, ha recentemente annunciato una riduzione della produzione e un aumento delle spese per incentivi promozionali, manovre mirate a stimolare le vendite in un mercato sempre più frammentato. Tuttavia, il margine operativo del gruppo è sceso al 5,5%-7% per l’anno in corso, ben al di sotto delle precedenti previsioni che si attestavano su una percentuale a due cifre. L’Unione Europea , per far fronte a quello che definisce un “vantaggio produttivo” delle aziende automobilistiche cinesi, sta pensando di imporre dei dazi fino al 45% sulle auto elettriche prodotte in Cina. Questa misura, applicata per i prossimi cinque anni, mira a proteggere i produttori europei dalla concorrenza dei veicoli cinesi sovvenzionati, nonostante le preoccupazioni per possibili rappresaglie commerciali da parte di Pechino. In conclusione, non è affatto scontato che i settori ciclici, come quello automotive, possano performare positivamente in un contesto di riduzione dei tassi di interesse. Un fattore chiave che penalizza l’industria automobilistica europea è il differenziale di costi di produzione, che si attesta a circa il 30% in più rispetto alla Cina. Questo divario competitivo è ulteriormente aggravato dal predominio cinese sia nella produzione di veicoli elettrici, sia nel controllo delle materie prime essenziali per le batterie, come litio e cobalto. Di fronte a questa situazione, è cruciale che l’Europa implementi politiche fiscali comuni e coordinate per rafforzare la propria autonomia produttiva nel settore delle auto elettriche. Probabilmente ci troviamo di fronte all’inizio di una nuova stagione di consolidamento, con fusioni tra grandi player del settore, o con la firma di nuove partnership, tutte operazioni volte ad aumentare l’innovazione e a creare sinergie al fine di incrementare nuovamente la redditività.

Fonti: Bloomberg, Reuters

Di seguito l’ultima nota settimanale del nostro ufficio di Milano.

Nota settimanale

  1. Panoramica mercati
  2. Il settore automotive gira a folle
  3. Mercato resiliente contro il conflitto in medio oriente

 

 

 

 

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Le performance passate non sono in nessun caso indicative per i futuri risultati. Le opinioni, le strategie ed i prodotti finanziari descritti in questo documento possono non essere idonei per tutti gli investitori. I giudizi espressi sono valutazioni correnti relative solamente alla data che appare sul documento. Questo documento non costituisce in alcun modo una offerta o una sollecitazione all’investimento in nessuna giurisdizione in cui tale offerta e/o sollecitazione non sia autorizzata né per nessun individuo per cui sarebbe ritenuta illegale. Qualsiasi riferimento contenuto in questo documento a prodotti finanziari e/o emittenti è puramente a fini illustrativi, ed in nessun caso deve essere interpretato come una raccomandazione di acquisto o vendita di tali prodotti. I riferimenti a fondi di investimento contenuti nel presente documento sono relativi a fondi che possono non essere stati autorizzati dalla Finma e perciò possono non essere distribuibili in o dalla svizzera, ad eccezione di alcune precise categorie di investitori qualificati. Alcune delle entità facenti parte del gruppo NS Partners o i suoi clienti possono detenere una posizione negli strumenti finanziari o con gli emittenti discussi nel presente documento, o ancora agire come advisor per qualsiasi degli emittenti stessi. I riferimenti a mercati, indici, benchmark, cosi come a qualsiasi altra misura relativa alla performance di mercato su uno specifico periodo di riferimento, sono forniti esclusivamente a titolo informativo.  Il contenuto di questo documento è diretto ai soli investitori professionali come definiti ai sensi della direttiva Mifid, quali banche, imprese di investimento, altri istituti finanziari autorizzati o regolamentati, imprese di assicurazione, organismi di investimento collettivo e società di gestione di tali fondi, i negoziatori per conto proprio di merci e strumenti derivati su merci, soggetti che svolgono esclusivamente la negoziazione per conto proprio su mercati di strumenti finanziari e che aderiscono indirettamente al servizio di liquidazione, nonché al sistema di compensazione e garanzia; altri investitori istituzionali, agenti di cambio e non è da intendersi per l’uso di investitori al dettaglio. Accettando questi termini e condizioni, l’utilizzatore conferma e comprende che sta agendo come investitore professionale o suo rappresentante e non come investitore al dettaglio. Informazioni aggiuntive disponibili su richiesta

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È arrivato il momento di allungare la duration?

È arrivato il momento di allungare la duration?

In un contesto economico caratterizzato da alta volatilità e performance altalenanti dei mercati azionari, è necessario ricercare opportunità per diversificare il portafoglio. In particolare, è importante sfruttare la riduzione della correlazione tra azionario e obbligazionario, dovuta ai timori di rallentamento economico, intervenendo sulla duration, che torna ad essere un fattore interessante per la costruzione del portafoglio. Dopo anni in cui le obbligazioni, soprattutto quelle a lunga scadenza, avevano perso parte del loro appeal a causa delle politiche monetarie ultra-accomodanti del Covid, la situazione è finalmente cambiata. L’aumento dei tassi di interesse nel 2022 ha, infatti, creato nuove opportunità per gli investitori nel mercato obbligazionario, soprattutto in vista dell’attuale ciclo di riduzione dei tassi da parte della Fed, che ha finalmente tagliato i tassi di mezzo punto. Da tempo abbiamo in portafoglio un particolare strumento obbligazionario, i perpetual bond, titoli che offrono rendimenti più elevati rispetto ai corporate bond senior, a fronte di un profilo di rischio maggiore,  in combinazione con bond convenzionali. Questi strumenti, in cui siamo ancora confident, danno all’emittente la facoltà di rimborsare il capitale in una data prefissata chiamata call date – nell’arco di circa un decennio – e permettono di allungare la duration del portafoglio, offrendo cedole più elevate, caratteristica utile in un contesto di rendimenti in calo.

Grafico: Indice CoCo dal 26 luglio 2023 a oggi, Bloomberg L.P.

Analizzando il periodo che va dall’ultima variazione dei tassi da parte della Fed, che coincide con il 26 luglio 2023, possiamo notare un’evidente crescita dell’indice di Bloomberg che raggruppa le performance di alcuni CoCo bond: obbligazioni ibride convertibili che, nel caso l’emittente non dovesse più rispettare determinati criteri di solidità patrimoniale, si trasformerebbero in azioni, a fronte di un maggior rendimento. Riguardo la scelta dell’obbligazione, riteniamo conveniente puntare su obbligazioni investment grade, anche con rating A, emesse da emittenti che promettono il rimborso alla prima data di call e che rispettino determinati criteri. Nella costruzione del nostro portafoglio facciamo molta attenzione alla diverfisicazione settoriale, assumendo posizione su corporate bond, soprattutto del settore utilities  e automotive che staccano una cedola del 4-5%, e su obbligazioni finanziarie, con maggior focus sull’assicurativo, che a fronte di un maggior rischio, stacca una cedola di circa il 6%. In un momento in cui la volatilità è elevata e le prospettive economiche sono deboli, questi bond, anche se presentano limiti di investimento alti, garantiscono cedole corpose e, con una gestione diligente, è possibile costruire un portafoglio diversificato.

Fonti: NS Partners, Bloomberg.

Di seguito l’ultima nota settimanale del nostro ufficio di Milano.

Nota settimanale

  1. Panoramica mercati
  2. È arrivato il momento di allungare la duration?
  3. La manifattura europea soffre

 

 

 

 

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Europa: servono più investimenti e unione

Europa: servono più investimenti e unione

Negli ultimi anni, l’Europa si è trovata ad affrontare le sfide economiche e geopolitiche più complesse della sua storia recente. Il vecchio modello basato sul gas russo a basso costo e sul libero commercio globale sta rapidamente svanendo, lasciando il continente in una posizione di debolezza rispetto a Stati Uniti e Cina. Dal 2000, il PIL pro capite dell’UE, in termini reali, è inferiore di circa un terzo rispetto a quello degli Stati Uniti, e circa il 70% di questo divario è attribuibile alla minore produttività. A differenza degli USA, che godono di facile accesso a risorse tecnologiche ed energetiche, e della Cina, forte nella manifattura e nel controllo delle risorse, l’Europa affronta una significativa dipendenza da varie materie prime e una carenza di infrastrutture tecnologiche adeguate. Il recente report di Draghi mette in luce problemi che l’Europa conosce da tempo, ma che non si sono voluti risolvere in maniera unitaria. Dal grafico si nota che l’Europa cresce più lentamente degli Stati Uniti del 30% e ciò è dovuto soprattutto alla mancanza di investimenti in digitalizzazione in Europa, che sta trainando le maggiori economie. A ciò contribuiscono anche le crescenti tensioni geopolitiche che stanno inevitabilmente rallentando il commercio globale, che ammonta a quasi il 45% del Pil europeo.

La questione dell’energia in Europa, poi, è cruciale: le aziende europee pagano prezzi dell’energia molto più alti rispetto ai concorrenti americani, una differenza che pesa fortemente sulla competitività. L’ex Premier cerca di offrire delle soluzioni per colmare il gap che separa l’Europa da US e Cina, ponendo l’accento su ingenti investimenti, fino a 800 miliardi di euro l’anno, per sostenere l’innovazione e rafforzare la competitività. Questi investimenti richiedono un impegno politico straordinario e una cooperazione tra i Paesi europei, non facile da realizzare, soprattutto per le resistenze, ad esempio, della Germania, contraria a dover pagare il debito degli altri Paesi europei. Però non dimentichiamoci che in Europa abbiamo già dei player molto importanti e il know-how non ci manca e che si dovrebbe continuare a creare campioni europei nei diversi settori. Un esempio è rappresentato da ASML Holding, un’azienda olandese che riveste un ruolo cruciale nella catena globale di approvvigionamento dei semiconduttori. ASML è l’unica realtà al mondo in grado di produrre macchinari per la litografia estremamente avanzati, indispensabili per la produzione di chip di ultima generazione. Nel settore farmaceutico, spicca Novo Nordisk, recentemente salita alla ribalta per lo sviluppo di farmaci innovativi per il trattamento dell’obesità, consolidando ulteriormente la sua leadership globale nel campo delle malattie metaboliche e del diabete.

Fonti: Bloomberg, Reuters, Commissione Europea.

Di seguito l’ultima nota settimanale del nostro ufficio di Milano.

Nota settimanale

  1. Panoramica mercati
  2. Europa: servono più investimenti e unione
  3. L’inflazione usa al centro dei riflettori

 

 

 

 

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Le performance passate non sono in nessun caso indicative per i futuri risultati. Le opinioni, le strategie ed i prodotti finanziari descritti in questo documento possono non essere idonei per tutti gli investitori. I giudizi espressi sono valutazioni correnti relative solamente alla data che appare sul documento. Questo documento non costituisce in alcun modo una offerta o una sollecitazione all’investimento in nessuna giurisdizione in cui tale offerta e/o sollecitazione non sia autorizzata né per nessun individuo per cui sarebbe ritenuta illegale. Qualsiasi riferimento contenuto in questo documento a prodotti finanziari e/o emittenti è puramente a fini illustrativi, ed in nessun caso deve essere interpretato come una raccomandazione di acquisto o vendita di tali prodotti. I riferimenti a fondi di investimento contenuti nel presente documento sono relativi a fondi che possono non essere stati autorizzati dalla Finma e perciò possono non essere distribuibili in o dalla svizzera, ad eccezione di alcune precise categorie di investitori qualificati. Alcune delle entità facenti parte del gruppo NS Partners o i suoi clienti possono detenere una posizione negli strumenti finanziari o con gli emittenti discussi nel presente documento, o ancora agire come advisor per qualsiasi degli emittenti stessi. I riferimenti a mercati, indici, benchmark, cosi come a qualsiasi altra misura relativa alla performance di mercato su uno specifico periodo di riferimento, sono forniti esclusivamente a titolo informativo.  Il contenuto di questo documento è diretto ai soli investitori professionali come definiti ai sensi della direttiva Mifid, quali banche, imprese di investimento, altri istituti finanziari autorizzati o regolamentati, imprese di assicurazione, organismi di investimento collettivo e società di gestione di tali fondi, i negoziatori per conto proprio di merci e strumenti derivati su merci, soggetti che svolgono esclusivamente la negoziazione per conto proprio su mercati di strumenti finanziari e che aderiscono indirettamente al servizio di liquidazione, nonché al sistema di compensazione e garanzia; altri investitori istituzionali, agenti di cambio e non è da intendersi per l’uso di investitori al dettaglio. Accettando questi termini e condizioni, l’utilizzatore conferma e comprende che sta agendo come investitore professionale o suo rappresentante e non come investitore al dettaglio. Informazioni aggiuntive disponibili su richiesta

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Gli indici passivi chiedono diversificazione!

Gli indici passivi chiedono diversificazione!

L’eccessiva polarizzazione di performance nei principali indici passivi sta emergendo come una preoccupazione crescente per gli investitori globali. Questa tendenza è evidente nei maggiori indici americani, europei e mondiali, quali l’S&P 500, lo Stoxx 600 e l’MSCI World. Negli Stati Uniti, l’S&P 500 è dominato da un piccolo gruppo di grandi aziende tecnologiche. Apple, Microsoft, Amazon, Meta e Nvidia rappresentano più del 27% dell’intero indice, il che è preoccupante. Nel primo semestre di quest’anno, il divario tra l’S&P 500 e la sua controparte equally weighted è arrivato ai massimi di 15 anni, fino al 10,21%, alimentato dal contributo delle Magnifiche 7; infatti, senza Nvidia, l’S&P 500 sarebbe cresciuto del 10% da inizio anno, mentre escludendo le Magnifiche 7, sarebbe cresciuto del 7,5%, a fronte di una crescita effettiva di quasi il 17%. Questi dati alimentano le preoccupazioni che il rally tecnologico potrebbe dissiparsi, se il sentiment su queste aziende dovesse cambiare, e una caduta di questi titoli porterebbe a conseguenze enormi per l’indice – un crollo di Nvidia del 10% potrebbe causare una perdita di circa lo 0,7% per l’indice, a parità di altre condizioni –.

Grafico: Spread tra le performance dell’S&P 500 con e senza le Magnifiche 7, Bloomberg L.P.

In Europa, l’indice Stoxx 50 mostra una polarizzazione meno marcata rispetto agli Stati Uniti, ma comunque significativa. Le grandi società come ASML, SAP e LVMH detengono da sole più del 20% dell’indice. Sicuramente una forte dipendenza da poche società, ma meno rilevante rispetto all’S&P 500. Ad ogni modo, un calo delle vendite nel settore dei semiconduttori influenzerebbe significativamente l’indice europeo: un eventuale crollo del 10% di ASML, sulla quale l’indice investe la quota maggiore del suo portafoglio – più del 10% -, potrebbe teoricamente portare a una perdita di circa l’1% per l’indice. A livello globale, invece, l’indice MSCI World, che rappresenta le performance di mercati sviluppati in tutto il mondo, è anch’esso altamente polarizzato. Le stesse grandi aziende tecnologiche statunitensi che dominano l’S&P 500 hanno un peso considerevole anche nell’MSCI World, circa il 20% del totale. Questo indice è quindi esposto non solo agli eventi economici globali, ma anche alle specifiche dinamiche di mercato delle principali aziende tecnologiche americane. In conclusione, è opportuno prendere coscienza del fatto che la performance degli indici potrebbe non riflettere accuratamente lo stato dell’economia più ampia, poiché è fortemente influenzata da un piccolo numero di aziende. È essenziale monitorare attentamente la composizione degli indici e considerare strategie di diversificazione più efficaci per mitigare i rischi associati alla concentrazione elevata.

Fonti:

Di seguito l’ultima nota settimanale del nostro ufficio di Milano.

Nota settimanale

  1. Panoramica mercati
  2. Gli indici passivi chiedono diversificazione!
  3. Prospettive incoraggianti per le commodities

 

 

 

 

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Il punto sui mercati

Il punto sui mercati

Negli ultimi mesi, i mercati finanziari globali hanno mostrato una volatilità significativa, influenzati dalle mutevoli aspettative sulle politiche monetarie della BCE e da altri eventi macroeconomici rilevanti. La Banca Centrale Europea, infatti, ha annunciato un taglio dei tassi di interesse di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 3,75%. Questo potrebbe rappresentare l’inizio di un percorso di politica monetaria meno restrittiva da parte della BCE, che avrebbe diverse implicazioni sul mercato obbligazionario. In primo luogo, ci si aspetta un aumento dei prezzi delle obbligazioni esistenti, poiché diventerebbero più attraenti rispetto alle nuove emissioni, che potrebbero subire una diminuzione dei rendimenti. Tuttavia, dopo l’annuncio della BCE, abbiamo osservato un leggero rialzo dei rendimenti obbligazionari su tutta la curva delle scadenze, probabilmente sintomo del fatto che ci si aspettava dei tagli più importanti. In particolare, il Treasury americano a 10 anni ha registrato un rialzo di 42 punti base da inizio anno, attestandosi al 4,30%, il Bund tedesco è cresciuto di 53,9 punti base, con un rendimento attuale del 2,56% e il Btp italiano ha registrato una crescita di 20 punti base e attualmente ha un rendimento del 3,88%. Questo indica che, nonostante la fiducia di Christine Lagarde nella discesa dell’inflazione, il processo di normalizzazione della politica monetaria potrebbe essere più lungo del previsto. La BCE si è infine dichiarata forward-looking sui dati economici e pronta a intervenire con ulteriori misure meno restrittive se necessario. Prima dell’annuncio, il mercato prevedeva due ulteriori tagli per quest’anno.

Per quanto riguarda l’azionario globale, poi, lo Stoxx 600 è salito di circa il 9%; Wall Street ha invece raggiunto nuovi record con l’S&P 500 e il Nasdaq, influenzati dalla performance eccezionale di Nvidia, che ha avuto un impatto sostanziale sugli indici e sul sentiment degli investitori. Il titolo ha contribuito circa del 36% alla crescita dell’S&P 500, che è cresciuto di circa il 14% YTD, contro una più modesta crescita dell’S&P 500 Equally Weighted, che è cresciuto soltanto del 6%, a dimostrazione dell’importanza che hanno le posizioni tenute in Mega Tech da parte dell’indice principale. Le commodities hanno mostrato movimenti misti. Il prezzo del petrolio si aggira intorno agli $81 al barile, mentre l’oro spot si è stabilizzato a circa $2314 l’oncia. Sul fronte valutario, l’euro ha raggiunto $1,0892. In conclusione, Il mercato rimane dinamico, con la straordinaria performance di Nvidia che guida i guadagni azionari e le politiche delle banche centrali che influenzano i mercati. Noi siamo dell’opinione che sia necessario mantenere delle posizioni diversificate, per evitare che eventuali crolli delle grandi aziende, su cui si basano massicciamente gli indici più importanti, possano pregiudicare i nostri portafogli, oltre che monitorare i potenziali impatti delle prossime azioni delle banche centrali e degli sviluppi geopolitici.

Fonti: Bloomberg, Financial Times, Reuters, NS Partners.

Di seguito l’ultima nota settimanale del nostro ufficio di Milano.

Nota settimanale 7.06

  1. Panoramica mercati
  2. Il punto sui mercati
  3. Impatto delle elezioni sui mercati

 

 

 

 

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La gestione attiva può battere il mercato!

La gestione attiva può battere il mercato!

Nel contesto attuale del mercato finanziario, gli investitori sono in costante ricerca di strategie che possano offrire vantaggi competitivi. Una delle strategie più interessanti rispetto all’investimento passivo in indici come l’MSCI World, è l’adozione di una selezione attiva di azioni, che consente una gestione reattiva del portafoglio. Un approccio efficace alla gestione attiva si basa su una profonda comprensione dei rischi e delle potenzialità di crescita delle società. Costruendo portafogli diversificati su un numero circoscritto di titoli azionari, selezionati in base a solidi fondamentali, è possibile adottare due strategie principali: il growth investing, che mira ad aziende con elevato potenziale di crescita, e il value investing, che si concentra su aziende sottovalutate. Il ridotto numero di titoli, inoltre, consente di poter gestire in modo efficace e flessibile il portafoglio, mantenendo un livello ottimale di diversificazione, anche grazie alla possibilità di intervenire tempestivamente alle rotazioni settoriali. Un esempio potrebbe essere la rotazione che abbiamo effettuato durante il periodo post-Covid, nel quale abbiamo sottopesato i titoli “stay at home” rispetto ai titoli dei settori ciclici, definiti “back to normal”, come ad esempio l’industriale e il consumer discretionary. L’obiettivo della nostra strategia è sovraperformare il mercato, a differenza degli indici passivi, che rappresentano una scelta più standardizzata per gli investitori che desiderano una semplice esposizione direzionale ai mercati azionari, accettando la performance media del mercato. Guardando ai dati, possiamo osservare come la nostra strategia sia riuscita a battere l’indice MSCI World nel lungo periodo di circa 26 punti percentuali.

Grafico: Performance strategia attiva contro l’MSCI World in un intervallo di cinque anni, Bloomberg L.P.

La gestione attiva permette, inoltre, di fare aggiustamenti al portafoglio, quando necessari, il che è particolarmente importante in un contesto di mercato denso di incertezze come quello attuale, dove la capacità di reagire rapidamente può fare la differenza. Al contrario, gli indici passivi non offrono lo stesso livello di protezione contro le perdite e potrebbero risultare molto concentrati su pochi settori. Ad esempio, se prendiamo in considerazione l’S&P 500, le Big Tech pesano più del 26%, il che non garantisce, secondo noi, un adeguato livello di diversificazione. In conclusione, la gestione attiva, con la sua flessibilità nell’adattarsi alle condizioni di mercato e l’obiettivo di sovraperformare il mercato, rappresenta una scelta eccellente per gli investitori che cercano di massimizzare i rendimenti e proteggere il capitale.

Fonti: NS Partners, Bloomberg

Di seguito l’ultima nota settimanale del nostro ufficio di Milano.

Nota settimanale 31.05.24

  1. Panoramica mercati
  2. La gestione attiva può battere il mercato!
  3. Riunione bce: taglio dei tassi in arrivo?

 

 

 

 

Disclaimer

Le performance passate non sono in nessun caso indicative per i futuri risultati. Le opinioni, le strategie ed i prodotti finanziari descritti in questo documento possono non essere idonei per tutti gli investitori. I giudizi espressi sono valutazioni correnti relative solamente alla data che appare sul documento. Questo documento non costituisce in alcun modo una offerta o una sollecitazione all’investimento in nessuna giurisdizione in cui tale offerta e/o sollecitazione non sia autorizzata né per nessun individuo per cui sarebbe ritenuta illegale. Qualsiasi riferimento contenuto in questo documento a prodotti finanziari e/o emittenti è puramente a fini illustrativi, ed in nessun caso deve essere interpretato come una raccomandazione di acquisto o vendita di tali prodotti. I riferimenti a fondi di investimento contenuti nel presente documento sono relativi a fondi che possono non essere stati autorizzati dalla Finma e perciò possono non essere distribuibili in o dalla svizzera, ad eccezione di alcune precise categorie di investitori qualificati. Alcune delle entità facenti parte del gruppo NS Partners o i suoi clienti possono detenere una posizione negli strumenti finanziari o con gli emittenti discussi nel presente documento, o ancora agire come advisor per qualsiasi degli emittenti stessi. I riferimenti a mercati, indici, benchmark, cosi come a qualsiasi altra misura relativa alla performance di mercato su uno specifico periodo di riferimento, sono forniti esclusivamente a titolo informativo.  Il contenuto di questo documento è diretto ai soli investitori professionali come definiti ai sensi della direttiva Mifid, quali banche, imprese di investimento, altri istituti finanziari autorizzati o regolamentati, imprese di assicurazione, organismi di investimento collettivo e società di gestione di tali fondi, i negoziatori per conto proprio di merci e strumenti derivati su merci, soggetti che svolgono esclusivamente la negoziazione per conto proprio su mercati di strumenti finanziari e che aderiscono indirettamente al servizio di liquidazione, nonché al sistema di compensazione e garanzia; altri investitori istituzionali, agenti di cambio e non è da intendersi per l’uso di investitori al dettaglio. Accettando questi termini e condizioni, l’utilizzatore conferma e comprende che sta agendo come investitore professionale o suo rappresentante e non come investitore al dettaglio. Informazioni aggiuntive disponibili su richiesta

© NS Partners Group

L’oro è ai massimi storici

L’oro è ai massimi storici

La rapida accelerazione del metallo giallo non accenna a diminuire, con i prezzi che questa settimana hanno toccato un nuovo picco a $2.400 l’oncia. La crescita delle quotazioni dell’oro, che di solito non è comune in uno scenario come quello odierno, dettato da elevati tassi di interesse, è dovuta perlopiù agli ingenti acquisti da parte delle banche centrali, in particolare quella cinese (PBoC – People’s Bank of China). A marzo, quest’ultima ha affermato che è il diciassettesimo mese consecutivo in cui incrementa le proprie scorte, mentre anche gli investitori stanno dimostrando sempre più appetito per il metallo prezioso, considerato un bene rifugio. L’oro, infatti, non garantisce nessun flusso monetario, ma permette di schermare parzialmente gli effetti dell’inflazione sul denaro, visto che la crescita dei prezzi porta ad una diminuzione del reddito reale. Tuttavia, in questa fase di mercato, l’aumento del suo costo-opportunità, dato dal fatto che gli investitori privilegiano i rendimenti dei titoli di stato Usa, sembra non giustificare il rally. Un altro grande sostegno ai prezzi sono infatti le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, acuitesi a causa del recente attacco al Consolato iraniano di Damasco da parte degli israeliani. La situazione è tesa, mentre l’incertezza aumenta, con molti investitori che temono un ribasso sui mercati sulla scia anche di una rapida salita dell’azionario, portando quindi i più cauti a “premunirsi” comprando ulteriore oro.

Grafico: i prezzi dell’oro hanno toccato i massimi storici a $2.400/l’oncia, Financial Times.

A giocare un ruolo fondamentale sono anche le aspettative degli operatori. In linea con la teoria dei mercati efficienti, la situazione futura dell’oro è già stata prezzata dagli investitori, con le previsioni di un allentamento della politica monetaria Usa che stanno spingendo forti acquisti sul metallo giallo. Tuttavia, le incognite sui tassi restano, soprattutto alla luce del recente report sull’inflazione Usa, più elevata delle attese al 3,5%. Nonostante ciò, nel caso in cui quest’estate (le possibilità restano giugno o luglio) la Fed dovesse tagliare i tassi, i rendimenti obbligazionari dovranno adeguarsi al ribasso, privilegiando la diversificazione verso asset alternativi. L’oro non è però solo un investimento: ha un ruolo importante anche nell’industria, soprattutto quella elettronica (nei contatti elettrici), ma anche come conduttore di energia e calore (è uno dei migliori disponibili in natura). La domanda è in aumento anche alla luce dell’accresciuta produzione legata al mondo dell’IA, il che rende interessante una diversificazione degli investimenti verso le aziende del settore aurifero.

Fonti: Bloomberg, Financial Times, Reuters.

Di seguito l’ultima nota settimanale del nostro ufficio di Milano.

Nota settimanale 12.04.2024

  1. Panoramica macro
  2. L’oro è ai massimi storici
  3. Si apre la stagione delle trimestrali

 

 

 

 

Disclaimer

Le performance passate non sono in nessun caso indicative per i futuri risultati. Le opinioni, le strategie ed i prodotti finanziari descritti in questo documento possono non essere idonei per tutti gli investitori. I giudizi espressi sono valutazioni correnti relative solamente alla data che appare sul documento. Questo documento non costituisce in alcun modo una offerta o una sollecitazione all’investimento in nessuna giurisdizione in cui tale offerta e/o sollecitazione non sia autorizzata né per nessun individuo per cui sarebbe ritenuta illegale. Qualsiasi riferimento contenuto in questo documento a prodotti finanziari e/o emittenti è puramente a fini illustrativi, ed in nessun caso deve essere interpretato come una raccomandazione di acquisto o vendita di tali prodotti. I riferimenti a fondi di investimento contenuti nel presente documento sono relativi a fondi che possono non essere stati autorizzati dalla Finma e perciò possono non essere distribuibili in o dalla svizzera, ad eccezione di alcune precise categorie di investitori qualificati. Alcune delle entità facenti parte del gruppo NS Partners o i suoi clienti possono detenere una posizione negli strumenti finanziari o con gli emittenti discussi nel presente documento, o ancora agire come advisor per qualsiasi degli emittenti stessi. I riferimenti a mercati, indici, benchmark, cosi come a qualsiasi altra misura relativa alla performance di mercato su uno specifico periodo di riferimento, sono forniti esclusivamente a titolo informativo.  Il contenuto di questo documento è diretto ai soli investitori professionali come definiti ai sensi della direttiva Mifid, quali banche, imprese di investimento, altri istituti finanziari autorizzati o regolamentati, imprese di assicurazione, organismi di investimento collettivo e società di gestione di tali fondi, i negoziatori per conto proprio di merci e strumenti derivati su merci, soggetti che svolgono esclusivamente la negoziazione per conto proprio su mercati di strumenti finanziari e che aderiscono indirettamente al servizio di liquidazione, nonché al sistema di compensazione e garanzia; altri investitori istituzionali, agenti di cambio e non è da intendersi per l’uso di investitori al dettaglio. Accettando questi termini e condizioni, l’utilizzatore conferma e comprende che sta agendo come investitore professionale o suo rappresentante e non come investitore al dettaglio. Informazioni aggiuntive disponibili su richiesta

© NS Partners Group

Il mercato dei droni cresce

Il mercato dei droni cresce

I droni sono velivoli a motore e pilotaggio remoto, sviluppati a partire dagli anni ‘80, inizialmente per fini militari. Dall’inizio del nuovo millennio, con la miniaturizzazione dei componenti, questo mercato è aumentato sensibilmente giungendo, oggi, ad una completa maturazione. Le vendite sono infatti esplose, in particolare per utilizzi hobbistici come la fotografia. La crescita, però, è stata così portentosa che la Federal Aviation Administration (FAA) ha ammesso di aver ampiamente sottostimato il numero di velivoli in circolo, che nel 2019 si era attestato a 450mila, una cifra inizialmente stimata solo per il 2022. Gli analisti sono quindi convinti che il settore continuerà ad espandersi velocemente, con il mercato dei droni commerciali che dovrebbe raggiungere un valore di $40 miliardi nei prossimi cinque anni, mentre il loro utilizzo porterà a risparmi sui costi pari a circa $100 milioni. Infatti, proprio quest’ultimo fattore è stato quello che ha acceso maggiormente l’interesse degli investitori per gli UAV (Unmanned Aerial Vehicle).

Grafico: i settori in cui i droni potrebbero essere maggiormente adottati, Financial Times.

Sul piano commerciale, le aziende dei più svariati settori hanno iniziato ad adottare droni molto piccoli e maneggevoli per l’utilizzo in compiti specifici. In quello agricolo, ad esempio, questi sono usati per sorvolare i terreni e spargere pesticidi, con un enorme riduzione di costi. Nel campo petrolifero e delle telecomunicazioni, velivoli di questo tipo vengono adoperati per eseguire ispezioni mirate delle infrastrutture. Il risparmio è tangibile, visto che un drone professionale può costare $1000, rispetto ai $2500/ora per il noleggio di un elicottero. In campo militare, invece, gli UAV come l’americano MQ-9A Reaper, permettono di compiere missioni di ricognizione e/o bombardamento tattico, trasportando ordigni ad alta precisione, il tutto sorvolando lo spazio aereo nemico. Il vantaggio, in questo contesto, è che le incursioni possono diventare molto ardite. Il mercato è ormai maturo, con basse barriere all’ingresso, ma il continuo sviluppo di software legati all’IA, sempre più avanzati, permetterà di incrementare il raggio di utilizzo dei droni, con ricadute positive soprattutto in campo civile grazie ad un sensibile efficientamento delle operazioni.

Fonti: Financial Times, Goldman Sachs.

Di seguito l’ultima nota settimanale del nostro ufficio di Milano.

Nota settimanale 09.02.2024

  1. Panoramica macro
  2. Il mercato dei droni cresce
  3. Trimestrali bancarie: l’italia svetta in europa

 

 

 

 

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Gli utili trimestrali restano positivi

Gli utili trimestrali restano positivi

La scorsa settimana sono iniziate le pubblicazioni dei colossi del mondo bancario che, come di consueto, hanno inaugurato la stagione delle trimestrali americane. A rilasciare i primi risultati sono stati alcuni dei più grandi istituti a livello globale, tra cui JPMorgan Chase, Bank of America, Wells Fargo, Citigroup, Mellon. Il trend generale è stato di una solidità nei ricavi ancora elevata, grazie all’ampio margine di interesse che, nel caso di JPMorgan, è stato ulteriormente incrementato grazie all’acquisizione dell’ormai estinta First Republic Bank. Nonostante ciò, i rispettivi Chief Financial Officers hanno avvertito gli investitori del probabile calo futuro dei ricavi derivanti proprio dal margine di interesse, o NII (Net Interest Income), la differenza tra ciò che la banca incassa dai prestiti e quello che restituisce ai correntisti. Questo è però in linea con le aspettative di mercato, in cui gli operatori si attendono, entro la fine del 2024, tra i 4 e i 6 tagli dei tassi di interesse da parte delle banche centrali, in primis Fed e BCE. Il risultato più insoddisfacente è stato però quello di Citigroup, appesantita da addebiti una tantum che hanno fatto segnare una perdita da $1,8 miliardi nell’ultimo trimestre. La società ha inoltre annunciato tagli al personale per 20.000 unità, in modo da sostenere le azioni che, negli ultimi anni, hanno fortemente sottoperformato quelle dei competitor.

Grafico: i primi risultati trimestrali delle società dell’S&P 500 sono stati incoraggianti, Bloomberg L.P.

In questi giorni, invece, è stato il turno di nomi caldi come Netflix e Tesla, seguite da J&J, P&G, Visa, GE, ASML e Lockheed, tra le molte. Limitandoci alle prime due, i risultati sono stati nel complesso misti: Netflix ha registrato un boom di abbonati negli ultimi tre mesi del 2023, a 13,1 milioni, l’incremento trimestrale migliore di sempre, mentre Tesla ha mancato le previsioni degli analisti (EPS a $0,71 contro $0,74 previsti) con i ricavi che hanno rallentato al massimo in più di tre anni, a $25,17 miliardi. La società ha segnalato inoltre che le vendite “rallenteranno notevolmente” nel 2024, soprattutto a causa della sempre più forte competizione cinese. Alla luce di tutto questo, le aspettative per i titoli growth restano comunque molto ottimiste, non solo per un possibile pivot sui tassi di interesse, ma anche per le prospettive di crescita degli utili.

Fonti: Bloomberg, Financial Times, Reuters.

Di seguito l’ultima nota settimanale del nostro ufficio di Milano.

Nota settimanale 26.01.2024

  1. Panoramica macro
  2. Gli utili trimestrali restano positivi
  3. Taiwan, semiconduttori e IA

 

 

 

 

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Le performance passate non sono in nessun caso indicative per i futuri risultati. Le opinioni, le strategie ed i prodotti finanziari descritti in questo documento possono non essere idonei per tutti gli investitori. I giudizi espressi sono valutazioni correnti relative solamente alla data che appare sul documento. Questo documento non costituisce in alcun modo una offerta o una sollecitazione all’investimento in nessuna giurisdizione in cui tale offerta e/o sollecitazione non sia autorizzata né per nessun individuo per cui sarebbe ritenuta illegale. Qualsiasi riferimento contenuto in questo documento a prodotti finanziari e/o emittenti è puramente a fini illustrativi, ed in nessun caso deve essere interpretato come una raccomandazione di acquisto o vendita di tali prodotti. I riferimenti a fondi di investimento contenuti nel presente documento sono relativi a fondi che possono non essere stati autorizzati dalla Finma e perciò possono non essere distribuibili in o dalla svizzera, ad eccezione di alcune precise categorie di investitori qualificati. Alcune delle entità facenti parte del gruppo NS Partners o i suoi clienti possono detenere una posizione negli strumenti finanziari o con gli emittenti discussi nel presente documento, o ancora agire come advisor per qualsiasi degli emittenti stessi. I riferimenti a mercati, indici, benchmark, cosi come a qualsiasi altra misura relativa alla performance di mercato su uno specifico periodo di riferimento, sono forniti esclusivamente a titolo informativo.  Il contenuto di questo documento è diretto ai soli investitori professionali come definiti ai sensi della direttiva Mifid, quali banche, imprese di investimento, altri istituti finanziari autorizzati o regolamentati, imprese di assicurazione, organismi di investimento collettivo e società di gestione di tali fondi, i negoziatori per conto proprio di merci e strumenti derivati su merci, soggetti che svolgono esclusivamente la negoziazione per conto proprio su mercati di strumenti finanziari e che aderiscono indirettamente al servizio di liquidazione, nonché al sistema di compensazione e garanzia; altri investitori istituzionali, agenti di cambio e non è da intendersi per l’uso di investitori al dettaglio. Accettando questi termini e condizioni, l’utilizzatore conferma e comprende che sta agendo come investitore professionale o suo rappresentante e non come investitore al dettaglio. Informazioni aggiuntive disponibili su richiesta

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